sabato 15 marzo 2008

IL BUONGIORNO

Buongiorno a tutti... cavolo, mi sono svegliato da poco più di mezz'ora mentre ieri sera mi ero giurato che avrei cominciato a studiare almeno dalle 10 all 13 anatomia.... boom mi è suonata la sveglia alle 9 e mezzo e l'ho direttamente mandata a quel paese con un profondo e sentito "vaffa....". Ora sono qui senza aver fatto praticamente niente... via, andrò ad aprire almeno il libro, ciao ciao


venerdì 14 marzo 2008

CONSIGLIO

un consiglio a tutti, anche a non amanti della poesia: andatevi a leggere "lentamente muore" di Pablo Neruda, poi se vi va se ne parla, ciao ciao

la mia Emily

SFOGO PER L’AMATA PERDUTA

Hanno portato via la mia Emily.
Mi sento vuoto, anzi, non mi sento proprio. Nonostante fosse un misero 50cc, Emily era una tra le cose più importanti che avevo. La curavo, la pulivo, tentavo di renderla ogni giorno più bella. Mi ero proprio innamorato. E, come quando si è veramente innamorati, non badavo a spese, mettevo sempre in secondo piano tutti gli altri impegni. Oggi, 27/03/05, me l’hanno portata via davanti a me, senza che io potessi far niente. Ero lì, inerme, con le spalle ricurve, le braccia lungo i fianchi, i pugni stretti per il dolore e la gola impietrita. I miei occhi si stavano sempre più riempiendo di lacrime e di odio. Mia madre, capita la situazione, mi diceva di non guardare, tuttavia volevo avere nella mente quest’ultimo ricordo. E come in tutti i peggiori film, mentre un tizio la stava legando a forza sopra il carro attrezzi, ripensavo a tutti i nostri momenti felici ed infelici, alle nostre corse per le campagne, per i viali di notte, ho pensato a quando la verniciavo con paziente costanza dal Vichi, a quando ero costretto a partire con la rincorsa perché non avevo ancora comprato il motore d’avviamento.
Emily significava tantissimo per me, non c’era momento in cui non volessi andare da lei, anche solo per farle qualche carezza o cercare quelle piccole imperfezioni che avrei voluto perfezionare. Quando la mattina era bel tempo ci andavo a scuola e, uscendo una o due ore prima, mi divertivo a “smanettare” per tutta la Faentina.
Prima che la municipale la portasse via mi sono seduto sopra di lei, le ho abbracciato il serbatoio, mi sono accovacciato dietro il cupolino e, consapevole di una prossima nostalgia, ho aperto il gas, sfiorato la frizione e scalato due o tre marce in memoria degli ormai vecchi tempi…
Forse le sono così legato dal momento che questa è una moto che mi sono fatto praticamente da solo. Non mi prendo il merito, che spetta al grande Roberto Pavi, di aver praticamente rimesso a nuovo l’intero gruppo termico, mi prendo invece il merito di essermi accontentato, di aver pazientato e di non aver mai smesso di sognare grandi progetti, forse irrealizzabili, per noi due, mentre tutti mi prendevano in giro, ironicamente, dicendomi: "Ma dai! È solo un cinquantino, tra un po’ ti verrà a noia, fidati."

Questa è la storia. Semplice e soprattutto realistica. Sfortunatamente non c’è sempre il lieto fine nelle cose che accadono nella realtà, i problemi si affrontano e, quando non si riesce a venirne a capo, ne paghiamo le dure conseguenze come realtà comanda.
ciao, a tutti! finalmente sono riuscito ad iscrivermi anch'io...

venerdì 7 marzo 2008

Ciao a tutti questo è il mio primo blog, spero di non tediadiarvi troppo con le mie tematiche spesso a senso unico (moto e windsurf). Proverò quindi a creare ed arricchire questo mio spazio nel miglior modo possibile... ciao a tutti

paolo

loris e chiara

Storia di Loris e Chiara

“Le fregature peggiori non sono le mancate realizzazioni di utopie, ma la rinuncia ad immaginarle.”



Conoscevo, un po’ di tempo fa, Loris e Chiara: ragazzi giovani, semplici e senza falsità. Amavano la vita; agli occhi di tutti stavano bene insieme; erano affiatati, scherzavano l’ un con l’altra senza eccedere oltremodo. Mi ricordo ancora quando li vidi camminare mano nella mano sotto la pioggia schizzandosi con le piccole “pozzettine” che si erano formate sulle incavature del marciapiede.
Loris era un ragazzo scherzoso, simpatico e un po’ “pazzerello”, non si può tuttavia dire che fosse un ragazzo prudente, ma, per sua fortuna, aveva incontrato Quella persona che, standogli vicino, lo educava, rendendolo più giudizioso e più costante. Chiara era per lui un efficace mezzo per rimanere sulla retta via.
Erano una coppia bilanciata, quasi alla perfezione, complementari l’uno per l’altra: ad ogni eccesso da parte di Loris, c’era Chiara che, magistralmente, come solo una donna avrebbe saputo fare, lo moderava.
A descriverli in tale maniera si potrebbe ipotizzare che tutt’ora questo loro particolare rapporto continui a durare, ma non è così. I due, che nessuno avrebbe immaginato divisi, si persero per un motivo alquanto oscuro, talmente oscuro che lo stesso Loris ne rimase impietrito e, forse per rabbia, forse per dolore, ricominciò pian piano a fare tutte quelle stupidate e bravate, che un tempo quella “Maestra” gli aveva insegnato a non fare.

All’interno di questa storia, Loris riveste più di un ruolo, non va limitato e liquidato come semplice ragazzo immaturo. Egli, sotto la sua maschera, celava un’anima fantasiosa e creativa, un’anima alla continua ricerca di emozioni, un’anima che amava vivere ogni singolo momento di vita al massimo delle aspettative. Per fare un esempio, se si fosse presentata l’opportunità di vivere in paradiso o all’inferno, avrebbe rischiato tra questi invece di accontentarsi del purgatorio. Con Chiara infatti, ad un certo momento della loro vita amorosa, si sentì in dovere di dirle, senza troppi rigiri di parole, che il suo sentimento era giunto ad uno stadio più profondo, l’innamoramento. Fu, penso, per questo motivo che Chiara avvertì la propria inadeguatezza di fronte alle serie parole di Loris (l’alunno che supera la maestra). Ebbe paura di andare incontro ad un futuro cieco, quindi, per viltà, scelse una via di mezzo: abbandonare Loris, prima che il loro rapporto prendesse una piega più seria. Allora: è forse “questa viltà” delle donne che noi chiamiamo saggezza?
A differenza di tanti altri ragazzi Loris reagì, grazie anche a tanti altri fattori esterni, immaginando di poterla riconquistare. Le inviò una lettera nella quale si poteva facilmente evincere quanto quello sfortunato, ma profondo ragazzo, fosse riuscito ad aprirsi, a spogliarsi delle convenzioni sociali e perfino del suo orgoglio; con quella lettera aveva tentato “il tutto per tutto”; come un giocatore di roulette che, alla sua ultima mano, decide di giocarsi tutti i suoi denari: se vince potrà finalmente coronare tutti i suoi sogni, se perde, invece, ci sarà il nulla più totale, lo smarrimento, la paura. Beh, per il nostro amico Loris, Chiara era proprio come quella maledetta roulette e quell’ultima e sofferta lettera era tutto ciò che egli stesso era. Passarono uno, due, tre giorni e lei non si fece più sentire, solo dopo una settimana riuscì a trovare quel briciolo di coraggio che le permise di annientare, demolire definitivamente Loris.
Dopo circa un mesetto il nostro amico, come un marinaio naufragato, approdò su una riva, a lui ancora sconosciuta, si rialzò traballando, tentando, con l’aiuto del tempo, di dimenticare la causa del suo naufragio.

Oggi egli non è pentito di aver manifestato i suoi reali sentimenti, poiché ha dimostrato di non aver paura e di non vergognarsi di sognare. Se infatti, non tentasse di realizzare i suoi desideri più profondi si sentirebbe piatto ed interiormente vuoto. Adesso è un po’ triste, soprattutto quando pensa alla sua Maestra: aspetta di dimenticarla, talvolta aspetta, di certo, una sua telefonata, tuttavia, anche se potesse ritornare indietro agirebbe allo stesso modo.